Guido Keller, una vita spericolata e meravigliosamente scandalosa

Un libro da adottare nelle scuole e da far leggere agli alunni. Questo dovrebbe essere il destino di “L’asso di cuori” scritto da Atlantico Ferrari e rieditato dalla Aga editrice. Far conoscere ai ragazzi la vita di Guido Keller servirebbe a colmare il vuoto di esempi che oggi soffre l’immaginario giovanile. Sia chiaro. L’esperienza di Keller è irripetibile. Chiunque, a mio modesto avviso, ci provasse finirebbe per restare sconfitto dal fato che decide chi deve assurgere alle cronache che animano l’Olimpo degli impossibili.

Ci conforta sapere che Guido Keller è esistito. Ci dispiace sapere che l’immaginario collettivo non lo immagina. Pensate quale favore si farebbe alla gioventù – o si sarebbe fatto alle precedenti generazioni – nello stampare magliette con un suo particolare ritratto da far indossare ai manifestanti di qual si voglia corteo di protesta che attraversa le vie della città. Non ce ne voglia Ernesto “Che” Guevara – che comunque merita rispetto per quanto fece in vita – ma non regge il confronto con Guido Keller.

L’asso di cuori è il protagonista di un secolo brevissimo, i suoi anni, capace di regalare ai posteri una sentenza. Non sarete mai come chi è stato. Impossibili. Guido Keller è stato protagonista, nella sua semplicità e genuinità, dell’impossibile. Se oggi il problema è identitario, perché si appare piuttosto che essere. Con Guido Keller il problema era già identitario. Perché non sarai né apparirai mai come lui. Non solo era. Ma era oltre. Senza artifici. Senza botulino. Senza photoshop.

Sconcertano e allo stesso tempo esaltano le reazioni che Guido Keller interpretava nella sua vita. Un film che mette davvero in secondo piano personaggi del suo tempo, sopravvalutati dalla pubblicistica storica e di costume, sopravvissuta fino ai nostri giorni. Ecco perché l’operazione dell’Aga editrice merita un plauso scrosciante. Investire editorialmente su libri che non possono restare negli scaffali di quella libreria, troppo spesso spietata, chiamata dimenticatoio, significa spezzare, o provarci, l’incantesimo che ha colpito le contemporanee generazioni di bambole e bambolotti di plastica.

Elegante, poi, la scelta – sempre dell’Aga editrice – di modernizzare lo stile originario dell’autore lasciando comunque al lettore la suggestione della prosa di Ferrari. Guido Keller è l’idea che si fa uomo. Il suo essere naturalista e nudista senza sfidare le leggi del comune senso del pudore. Il suo amare gli animali. La sua laica misericordia per gli uomini che si comportano da animali. Il suo coraggio da aviere, con lo sprezzo del pericolo, che aleggia sui cieli sorvolati dagli amici – che non possono capire l’estro – e dai nemici – che hanno da sempre capito tutto -. Keller è oltre e non smette di apparire ancor di più. Lo sanno tutti quelli che lo hanno incontrato in terra. I professori che lo hanno giudicato dopo averlo esaminato e apprezzato per le risposte originali. Promosso. Gli ufficiali che lo hanno scrutato e salutato dopo averlo visto vestito in modo originale ma comunque anticonformista. Rispettato. Le donne che se lo sono visto di fronte tutto nudo ma con il cappello d’ordinanza. Amato.

Insomma, come in cielo così in terra Guido Keller è rischio, pietà, eroismo, allegria e lirismo. Un sopravvissuto alle ideologie, che hanno consumato gli anni della sua vita, con la dignità di chi non può essere catalogato. Ecco. Il vuoto che oggi gonfia di prosopopea le bambole e i bambolotti di plastica non deve essere colmato per forza da ideologie. Ma da uomini e donne. Da esempi. Keller è presente. Keller è il futuro. Bisogna farlo conoscere a un pubblico vasto. Bisogna che l’opportunità di vite vissute come questa sia colta. Per superare le crisi d’identità che oggi mortificano la vita di individui o di masse. Imitare Guido Keller è impossibile. Ma ispirarsi ai valori che ha incarnato, può essere universale. Magari.

Articolo tratto da destra.it

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