Descrizione prodotto
La morte non è sempre silenzio, come si crede. Tutt’altro. Una morte è rumore, e una morte prematura avvenuta in circostanze misteriose è più che rumore, è frastuono. Lo schianto di una storia malamente interrotta, l’eco delle menzogne messe a nudo, l’enfatizzazione delle virtù e delle miserie di una vita che si è spenta. Non c’è silenzio in un corpo che svanisce nel nulla – solo una domanda senza corpo che divora ogni certezza.
In questo romanzo sono due i morti che in qualche modo “parlano” a Francesco Tunda, colto indagatore e di fatto medium (nel senso che media a beneficio dei vivi la memoria dei morti). Il primo, Matteo Trotta, comunica dalla tomba attraverso chi l’ha conosciuto, principalmente la madre, «la sola che sa ancora che ha vissuto»; il secondo, Francesco “Cesco” Schettin, attraverso il padre e chi l’ha ucciso.
Da questa conversazione tra vivi e morti emerge uno scenario dai contorni indistinti come la nebbia della Bassa e cupi come le acque che inghiottono inesorabili nomi e vite.



