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Fascismo intransigente

€19.00

di Mario Carli

Anno: 2008

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Descrizione prodotto

Dall’introduzione:

«Sicuramente, non fosse deceduto per malattia nel 1935, Mario Carli sarebbe stato uno dei maggiori protagonisti della Repubblica Sociale Italiana e, con molta probabilità, il sipario della vita sarebbe calato su di lui tragicamente. Perché da fascista intransigente avrebbe sicuramente portato la sua radicalità di pensiero e azione anche nella Repubblica Sociale Italiana e oggi ci sarebbe chi lo annovererebbe tra gli esempi e gli eroi. Se questa affermazione può sembrare azzardata, prima ancora di trovare riscontro nei suoi scritti qui raccolti, ad accreditare la nostra asserzione c’è la sua biografia. Nato a Sansevero di Capitanata in Puglia il 13 dicembre 1889, dopo aver collaborato con alcune riviste fiorentine — “La difesa dell’arte” (1909-1910), “Il centauro” (1912-1913), “La rivista” (1913) — approda nell’ambiente futurista e, con tutto il gruppo umano con cui aveva redatto quelle riviste, darà vita alla celeberrima “L’Italia futurista” (1916-1918). Del gruppo facevano parte, tra gli altri, Emilio Settimelli1, Bruno Corra2, Arnaldo Ginna3 e Remo Chiti4. È a quel periodo che risale l’incontro e la nascita di una profonda amicizia densa di future collaborazioni e cameratismo con Filippo Tommaso Marinetti, amicizia che resterà inalterata fino all’ultimo.

Allo scoppio della Grande Guerra, Carli viene esonerato dal servizio al fronte a causa di una forte miopia, e assegnato a compiti amministrativo-burocratici ad Avellino. Ma di stare lontano dalle trincee Carli non ne vuole sapere, e così prima riesce ad arrivare sul teatro di guerra come volontario aggregandosi a un reparto di zappatori, poi, nel 1917, con la creazione degli Arditi5 riesce ad arruolarsi nel 18° reparto d’assalto, un corpo d’élite nel quale chiunque abbia sufficiente coraggio e audacia è ben accetto. E Carli di fegato ne ha da vendere. Da semplice soldato diviene ben presto capitano, conquistando la medaglia d’argento al valore e la croce di guerra oltre alla medaglia più ambita per un ardito: una cicatrice per ferita di guerra. «Tuttavia Carli non costruì le proprie fortune e il proprio mito solamente con l’ardimento delle proprie imprese militari, ma anche per il cameratismo, così diverso e lontano dalle forme della disciplina tradizionale, con il quale egli seppe stabilire le proprie relazioni con i combattenti, improntate allo spirito della comunità della trincea»6, fino a conseguire un prestigio e una legittimità tali da divenire portavoce ed interprete delle aspirazioni e istanze degli Arditi.

Nell’estate del 1918 Carli, Marinetti e Settimelli organizzano l’uscita di “Roma futurista”, vera e propria tribuna dell’“arditismo futurista”, foglio che si piazza al centro del dibattito delle avanguardie politico-culturali impegnate nell’interventismo e nel volontarismo della guerra ormai prossima alla fine. Già nel primo numero Carli pubblica un appello alle “Fiamme”7, gettando le basi di una piattaforma politica su cui avrebbero dovuto convergere i soldati che avevano fatto parte delle truppe d’assalto. L’Ardito, scrive Carli, «è il futurista di guerra, l’avanguardia scapigliata e pronta a tutto, la forza agile e gaia dei vent’anni, la giovinezza che scaglia le bombe fischiettando i ricordi del Varietà»8. Viene così fondata a Roma, il 1° gennaio 1919, l’“Associazione fra gli Arditi d’Italia” subito seguita, il 19 dello stesso mese, dall’apertura della sezione milanese da parte di Ferruccio Vecchi, il mitico capitano degli Arditi che guidò le avanguardie fasciste nelle operazioni militari di Milano a partire dalla fondazione dei Fasci di Combattimento. La sezione milanese avrà sede in corso Venezia 61 nella “Casa Rossa” di Marinetti. Nello stesso periodo in molte città italiane si organizzano i “fasci futuristi”, di poco antecedenti i “fasci di combattimento” mussoliniani.

Anche in questa circostanza Carli è all’avanguardia: e fonda a Roma il Fascio futurista, la cui direzione deve poi lasciare quando per punizione verrà trasferito al deposito di fanteria di Cremona: aveva tenuto un infuocato comizio a favore di Fiume e Dalmazia; non pago, si era posto alla testa di una manifestazione di Arditi nel corso della quale Vittorio Emanuele Orlando, più volte ministro e all’epoca delegato alla conferenza di Parigi ove si batteva per l’annessione di Fiume all’Italia, era stato portato in trionfo per le vie di Roma nel tragitto dalla stazione ferroviaria al Quirinale. Manifestare così arditamente e persino organizzare, indirizzare, galvanizzare le truppe e le folle erano ovviamente tutte cose interdette per chi ancora indossava la divisa, a maggior ragione se ufficiale(…)»

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