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Etica guerriera e ordine spirituale – Elogio di Vladimir Putin

€20.00

Autore: AA.VV.
pp.: 166
F.to: 15×21
anno: 2026

ISBN: 9791281910225

 

Categoria: .

Descrizione prodotto

Estratto del capitolo “Vladimir Putin, l’uomo” (di Maurizio Murelli)

[…] C’è un preciso momento del percorso intrapreso da Vladimir Putin a partire dal suo insediamento al potere che oggettivamente segnala il suo irreversibile cambio di paradigma, il suo voler rendere manifesto che la sua Russia è altro rispetto all’Occidente, e questo momento è dato con il varo del “Decreto 809” del 9 novembre 2022, circa otto mesi dopo l’inizio dell’Operazione Speciale Militare.
Si tratta di un documento strepitoso che porta inevitabilmente a riflettere sul come e perché Vladimir Putin è arrivato a recepirlo. Leggendolo appare subito evidente che la concezione di tale impalcatura documentale ha un’ispirazione debitrice delle correnti russe più tradizionaliste, proprie della Chiesa ortodossa, del pensiero di Aleksandr Dugin e di Konstantin Valer’evič Malofeev[.] e la domanda da porsi è come Putin, nazionalista sì, ma ancora tentato da idee liberali, e che accettava di essere affiancato se non circondato da scadente personale politico ereditato dall’era Michail Gorbačëv-Nikolaj El’cin[.], sia giunto a recepire un simile impianto.
Per rispondere alla domanda ci è sufficiente mettere in fila alcuni discorsi tenuti da Putin nell’arco di un quarto di secolo. Il discorso tenuto in Germania al Bundestag nel 2001, poco dopo la sua elezione a Presidente (2000); il discorso tenuto alla conferenza di Monaco nel 2007[.].
Leggendo con attenzione questi due discorsi si può ben comprendere il progressivo cambio di paradigma di Putin che lo porta alla firma del Decreto del novembre 2022, circa otto mesi dall’inizio dell’Operazione Speciale Militare. Il discorso tenuto nel 2025 nel corso della riunione allargata del Consiglio di Difesa non fa altro che attestare l’avvenuta metamorfosi putiniana. Una metamorfosi che “giustifica” il resto del testo che segue e ci consente di attestare la grandezza dello statista Vladimir Putin e di poterlo annoverare tra i grandi guerrieri della storia, compatibile con i dettami della Tradizione senza sentire il bisogno di mascherarsi dietro una ingiustificata moderazione.

Riassumendo

1. Il bilancio del ciclo post-1991 e la parabola del “rifiuto”

• Nel 2007 (Monaco): La Russia rimarcava di essere lasciata fuori dalle decisioni e contestava l’unipolarismo, ma cercava ancora di fare appello alla certezza del diritto internazionale e alle regole della Guerra Fredda (Carta ONU, OCSE).

• Nel 2025 (Ministero della Difesa): Viene sancita la morte dell’illusione. Putin ammette esplicitamente che l’idea di far parte della “famiglia civilizzata” era un’ingenuità post-sovietica. La rottura non è più percepita come un malinteso diplomatico, ma come una traiettoria inevitabile dovuta all’irriducibilità degli interessi e alla degradazione del *partner* europeo.

2. Dalla diplomazia al concetto di Sovranità reale

• Il passaggio centrale del discorso (2025) risiede nel ridefinire il significato dell’operazione militare: il risultato politico indicato non è soltanto il guadagno territoriale o tattico, ma il riacquisto della sovranità assoluta della Russia (economica, industriale e strategico-nucleare).

• La sovranità, nella visione presentata qui, non è più una concessione o un riconoscimento del diritto internazionale, ma una condizione materiale garantita dall’autosufficienza e dalla forza.

3. La frattura tra le élite e i popoli europei

• È interessante notare come il giudizio sia severissimo verso le attuali élite europee (definite “degradate” o legate a dinamiche di rivalsa storica), ma lasci uno spiraglio di apertura verso un futuro “cambiamento delle élite” in Europa. Viene applicata la categoria del distacco tra la classe dirigente liberale e la realtà storica/popolare, un tema cruciale in gran parte della saggistica russa contemporanea (comprese le analisi di Dugin e Dugina presenti nei libri AGA Editrice già pubblicati e di prossima pubblicazione).

4. Il linguaggio e la “morfologia” del discorso

• Rispetto alla retorica diplomatica del 2007, il linguaggio del 2025 è estremamente crudo, diretto, a tratti colloquiale (le citazioni sui “porci europei”, i “bagni dorati”, il riferimento ai dialoghi diretti con il Capo di Stato Maggiore Gerasimov). È il registro tipico di un discorso rivolto ai vertici delle Forze Armate, pensato per trasmettere sicurezza interna ed evidenziare la rottura dei tabù linguistici dell’Occidente.

Il Putin del 2025 nei fatti non è più il Putin descritto da Dugin nel 2012. Sono cadute illusioni e aspettative, ferrea è la convinzione che con l’attuale degenerato, falso e inaffidabile Occidente collettivo non c’è praticamente nulla da contrattare se non da una posizione di forza, da una posizione di vittoria conseguita sul campo di battaglia.

 

Indice
Introduzione (di Marzio Dal Monte)
Vladimir Putin, l’uomo (di Maurizio Murelli)

 Documenti
– Discorso del Presidente della Federazione Russa
Vladimir Putin al Bundestag (Berlino, 25 settembre 2001)

– Discorso e successiva discussione alla Conferenza di Monaco
sulla politica di sicurezza (Monaco di Baviera, 10 febbraio 2007)

– Riunione allargata del Consiglio del Ministero della Difesa

– Principi fondamentali della politica statale per la conservazione
e il rafforzamento dei valori spirituali e morali tradizionali russi

– I valori nella Russia contemporanea: il decreto n. 809 (di A. Dugin)

I. Il Decreto e il confine
II. L’uno, il molteplice, il comando
III. L’etica guerriera
IV. Il corpo del puruṣa
V. Dante e la Lancia dell’Impero
VI. Il rinnovamento interiore
VII. Lo Stato custode
VIII. Noomachìa: la guerra nell’intelletto
IX. I Templari del proletariato
X. La Terra contro il Mare
XI. L’Italia tra le rovine
XII. Il Graal e la Lancia
XIII. Conclusione – L’Europa deve tornare Europa

Epilogo – La Civiltà Invisibile (Diego Cinquegrana)

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