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Il segreto delle rune

€16.00

di Guido von List

Pagine: 128

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Descrizione prodotto

La cosmogonia nordica narra che Odino conosce i segreti delle rune, le lettere che, incise sul legno, sulla pietra, sulle lame delle spade, sulla lingua dei poeti, sugli zoccoli dei cavalli, sono l’origine stessa di ogni conoscenza e di ogni potere. Odino ottenne questa sapienza, diventando il primo maestro runico, immolando sé stesso in sacrificio a sé stesso.
Infatti per apprendere l’arte delle rune e della divinazione rimase legato ad un albero per nove giorni e nove notti (identificandosi quindi nell’albero cosmico Yggdrasil). Nell’”Hávamál” non viene citato il nome dell’albero ma si presume che sia il frassino Yggdrasil.
Essendo il più antico degli dèi e il creatore del mondo e di tutte le cose, personificazione della sorgente stessa del tutto (il “totalmente Altro”), Odino è il signore della sapienza, conoscitore delle essenze più antiche e profonde. Egli conosce per primo tutte le arti e in seguito gli uomini le hanno  apprese da lui. Tra i molti epiteti di Odino, parecchi si riferiscono alla sua immensa sapienza: Fjǫlnsviðr (“assai sapiente”), Fjǫlnir (“assai”), Sanngetall (“che intuisce il vero”), Saðr o Sannr (“che dice il vero”), Forni (“antico”) e Fornǫlvir (“antico sacerdote”), cioè conoscitore di tutte le cose dal principio.

La sapienza di Odino è conoscenza, magia e poesia al tempo stesso. Egli non solo conosce i misteri dei “Nove Mondi” e l’ordine delle loro stirpi, ma anche il destino degli uomini e il fato stesso dell’universo. Volgarmente le Rune (che significano anche “Mistero”, “Segreto”) sono interpretate come caratteri, vale a dire come  semplice antico alfabeto germanico e scandinavo, ma il parallelismo con qualsiasi alfabeto è arbitrario in quanto le rune, oltre ad essere un alfabeto utilizzato per la composizione di poemi scaldici, sono anche e principalmente dei simboli e per certi versi sono in qualche modo assimilabili agli ideogrammi cinesi e giapponesi, perché acquisiscono significato diverso a seconda di come vengono accostate. Questo non vuol dire che non esista anche per i normali alfabeti una dimensione sacra e esoterica, tutt’altro. Sta di fatto che il fascino che suscitano le rune è dovuto al loro collegamento con la mitologia nordica, una mitologia che impasta l’etica del guerriero con quella del mago (sciamano), delle fate (norne), degli animali e delle piante sacre e/o divine. L’attinenza con animali e piante divine ha fatto sì che in epoca di “new age” le rune fossero “strumentalizzate” per le più fantasiose e disparate funzioni, con attribuzioni di significati alquanto bizzarre. Così che qualsiasi fattucchiera da strada se le gioca per mirabolanti divinizzazioni e improbabili predizioni del futuro. Insomma, ridotte al rango di tarocchi, fondi di caffè e cose simili, tutto riconducendo più che altro alla tradizione celtica.
Infatti non si sa bene come sia avvenuto ma, ad un certo punto, anche i Celti cominciarono ad  adoperare le rune.
I druidi, ovvero i sacerdoti celti, depositari dell’antico sapere iniziatico, consultavano le Rune per conoscere il volere e il consiglio degli dèi quando la comunità o i singoli individui ne avevano bisogno.
Oggi conosciamo l’esistenza di questo “alfabeto” grazie alle numerose stele di pietra (menhir) rinvenute nel corso dei secoli e ai poemi degli scaldi, ma in realtà l’origine delle rune, almeno dal punto di vista storico, rimane avvolta nel più oscuro mistero.
In ogni caso, qualunque sia la loro origine esse sono depositarie di un’antica Sapienza e, tra le altre cose, concepite dai sacerdoti pagani come “strumento” di conoscenza e connesse con il Destino.
Nella tradizione nordica il Destino è conosciuto con il termine «Wird». Il Wird definisce ogni forma del divenire ed è la somma di tutti gli eventi passati, presenti e fut

uri. Secondo la mitologia il destino è tracciato da tre divinità femminili che vivono ai piedi dell’albero cosmico Yggdrasil. Si tratta di tre forme della Grande Madre, conosciute come le «Tre Norne». In particolare:
— La prima di queste tre, la Vergine, è connessa alla “Luna Crescente”; si chiama Urdhr e personifica il Passato.
— La seconda, la Madre, è connessa alla “Luna Piena”; il suo nome è Verdhandi ed è personificazione del Presente.
— Infine la terza, la Vecchia Donna, è connessa con la “Luna Calante”; si chiama Skuld e incarna il Futuro.
Queste tre divinità hanno il compito di tessere con il loro telaio l’arazzo dell’intera esistenza; inoltre, secondo l’”Oracolo dell’Indovina”, un’antica opera poetica nordica, furono proprio le Norne a riprodurre, incidendole, le prime rune e, ancora oggi, continuano ad inciderle mentre si occupano anche del sacro Yggdrasil.

Il presente lavoro di Guido von List si ripropone di recuperare il vero significato delle Rune al di là delle attribuzioni assegnatele attraverso le varie interpretazioni della mitologia nordica e delle relative leggende ad esse connesse.

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